-Dobbiamo
parlare-.
Rimasi
sorpresa da quelle sue prime parole. Mi aspettavo un “Ciao”, mi sarei
accontentata di un “Ah, sei tu”. No, mi aveva detto che dovevamo parlare. E già
immaginavo l’argomento.
Mi fece
entrare in casa sua: un appartamento la cui prerogativa era il bianco. Bianche
le pareti, bianchi i mobili, bianche le sedie nel salotto dove mi condusse e
dove mi fece accomodare.
Presi la
sedia più vicina a me, lei si mise oltre il tavolo posto al centro della
stanza, spostandosi verso la mia sinistra –Siediti. È solo una chiacchierata,
giusto?- chiesi. Mi sorrise educatamente, come per rispondermi di sì ed io
rimasi ferma, seduta su quella sedia mentre pensavo di già di scappare da
quella casa, chiedendomi perché mai sono venuta qui.
Il silenzio
si protrae da molto, non so però giudicare da quanto: in questo lasso di tempo
io non mi sono mossa dalla mia sedia, al contrario della mia interlocutrice che
si è seduta ma nessuna delle due ha ancora avuto il coraggio di cominciare la
discussione.
Non è la
prima volta che ho questo tipo di conversazione: la prima e unica altra volta
che mi sono trovata in una situazione del genere è stato tanto tempo fa, quando
andavo al college.
Era un
periodo piuttosto confuso della mia vita: non ero sicura di niente se non del
fatto che trovavo stranamente carina la mia migliore amica, la persona con la
quale ho passato quasi più tempo della mia esistenza rispetto alla mia
famiglia. Errore, madornale errore. Non capivo perché, non capivo il motivo per
cui la mia infatuazione era così contro natura per lei. Passò una settimana
dalla mia, come dire, “rivelazione” prima di poter parlare ancora con lei e non
fu affatto piacevole: la persi. Per sempre.
Fu un errore
rivelarle ciò che ero, ciò che sono.
Un errore mi
sembrava anche ciò che stavo per fare: mi schiarii la voce e cominciai ad
esporre le mie motivazioni, ciò che provavo per lei e, speravo, quello che lei
provava per me. Perché sapevo, SO, che anche lei era arrivata al punto che
avevo passato io anni prima, ma non lo voleva accettare. Ammise un paio di
cose, come il fatto di sentire un tuffo al cuore quando ci abbracciavamo o di
trovarsi a pensare a me più volte durante la giornata… io invece continuai a
dire che la amavo, che era normale se lei non voleva sottostare subito questo
cambiamento, che volevo sapere se era disposta ad accettarmi.
Rimase in
silenzio, con la testa china e mi disse una cosa sola: -Esci da casa mia per
favore-. Vidi che stava per mettersi a piangere e con il cuore spezzato decisi
di assecondarla, così uscii da casa sua e mi diressi verso il primo bar aperto
che trovai.
Sentii un
tuono mentre entravo nel locale.
*****
WHAT IS RIGHT AND WHAT IS WRONG
GIVE ME A SIGN… WHAT IS LOVE?
Le pale
girano lentamente, con un ronzio sommesso. Una canzone ben ritmata suona nel
juke-box ma nessuno questa sera sembra intenzionato a ballare. Quattro
avventori al bar: tre uomini assieme, al loro solito tavolo, al centro del
locale e una donna, seduta su uno degli sgabelli del bancone. Per i tre uomini
è ora di andare, come al solito un po’ alticci ma senza eccessi. La donna non
si muove.
È la prima
volta che la vedo qui: si nota che non è mai stata in un posto del genere o se
ci è già stata deve essere proprio disperata per restare alla fine del bancone,
il punto meno in vista del locale. Da quando è entrata ha solamente chiesto una
bottiglia di scotch. Non un cocktail, non un quartino ma una bottiglia di
scotch. Da quando gliela ho porta ha versato un bicchiere ed è rimasta lì,
ferma, con il liquore in mano. Sembra n trance, assorta dalla musica: annuisce
di tanto in tanto, come per dare ragione alle parole delle canzoni (che tra
l’altro non credo di aver scelto bene: un miscuglio di generi e artisti
incredibile) e, specialmente con l’ultimo brano, versa qualche lacrima se la
melodia o le parole sono particolarmente commoventi. Io intanto inizio a dare
una pulita ai bicchieri… diavolo, sembra una di quelle classiche scene da bar
dei film: locale vuoto tranne che per l’eroe e il barista, quest’ultimo che
pulisce all’infinito lo stesso bicchiere. Poi arriva una donna all’improvviso
spalancando la porta e rovina la scena.
La nuova
arrivata è bagnata fradicia: a quanto pare fuori piove a dirotto e lei non ha
un ombrello.
I DON’T WANNA BE A FOOL FOR YOU
JUST ANOTHER PLAYER IN YOUR GAME FOR TWO
SHOCK ME HIT ME BUT
THERE AIN’T NO LIE BABY, BYE BYE BYE
La canzone è
cambiata: le voci di una boy band anni ’90 risuonano ora.
La ragazza
appena entrata si dirige verso l’ultima cliente senza degnarmi di uno sguardo,
la gira, le fa posare il bicchiere e la bacia.
Mi ha
stupito. Dico davvero!
Un bacio
appassionato, da lasciare senza fiato: infatti si staccano solo dopo parecchi
minuti per respirare, dopodiché iniziano a parlare. La nuova continua a
chiedere scusa e incolparsi per Dio solo sa cosa mentre inizia a piangere. Al
contrario, la ragazza dello scotch le dice di non preoccuparsi, che va tutto
bene, che non è successo niente. Dopo un bel po’ si abbracciano: ormai piangono
entrambe e si scatenano i classici “ti amo” da innamorati. Rimangono così
finchè non do un colpo di tosse e loro, trasalendo, ritornano alla realtà e
diventano rosse. Non provano nemmeno a spiegare: non ce n’è bisogno. Le chiedo
se possono uscire dato che il bar lo devo chiudere e loro dicono di sì
farfugliando. Porgo loro un ombrello da sotto il bancone, accettano ed escono
mano nella mano, stringendosi quando aprono l’ombrello e se ne vanno. Io rimango
solo, pulendo il bancone.
IF YOU’RE LOST YOU CAN LOOK
AND YOU’LL FIND ME
TIME AFTER TIME
Lascio
andare il juke-box ancora un po’, sorseggiando dello scotch.
Ho fatto un po' di fatica all'inizio per i tempi verbali, però non è male. Un congiuntivo qui e là, cose di poco conto. Bello tutto sommato. Si vede però che il tuo stile è cambiato, e mi piace molto di più quello attuale. E' decisamente più maturo.
RispondiEliminaIo invece adoro questo racconto, l'avevo già letto in passato, ma a rileggerlo ora è ancora più bello.
RispondiEliminaQuando c'è il contenuto i tempi verbali sono roba di poco conto.
Molto bello, spesso la mente è abituata alle solite storie in cui recitano grigi personaggi stereotipati, ecco che arrivi tu con una ventata di aria fresca al profumo di scotch, amore e primavera!
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