martedì 21 maggio 2013

Un vecchio progetto ritrovato...(5)

Doni inaspettati

Quartier generale della Ruggine

7.00


La cuccetta riservata a Darius era piccola, umidiccia, e leggermente sporca, ma al ragazzo tutto ciò non importava. Per la prima volta nella sua vita si sentiva parte di qualcosa. Sentiva di essere importante per qualcuno, per qualche fine superiore, sebbene non sapesse bene quale.
<<Hey, Demo-coso, è tempo di rendersi utili! Porta il tuo culo qui in basso!>> Tuonò il vocione del Baffo dal piano inferiore. Darius si alzò dalla branda scricchiolante che gli avevano assegnato e si diresse dove glie era stato chiesto. Ad accoglierlo c'era il Baffo, come previsto, accompagnato però da un ragazzino spelacchiato, poco più che quindicenne probabilmente. Quest'ultimo reggeva una grossa e pesante cassa di armamenti e munizioni di ogni genere.

<<Hey, ragazzo! Questo è Zack, mio figlio, e quello che regge in mano è il tuo prossimo impiego qui alla Ruggine. Se vuoi rimanere qui devi renderti utile, come tutti gli altri. Andiamo a fare di te un cecchino, avanti!>>

<<Piacere, signor Demo>> Squittì il piccolo da sotto la pila di armi.

Prima che Darius potesse replicare alcunchè, si ritrovò con una carabina ad aria compressa fra le mani e un manichino di paglia davanti. Nonostante il nome, un proiettile della carabina era capace di perforare il cranio di un uomo piuttosto cocciuto a circa 60 metri di distanza, il che ne faceva un'arma decisamente letale.

<<Ok, ragazzo, questa, come avrai notato, è una carabina ad aria compressa: un gran pezzo di arma, se me lo chiedi. Prima di tutto devi sapere che le carabine di questo genere hanno un vantaggio enorme sulle altre armi convenzionali: possono sparare qualunque cosa passi dalla loro canna. Non è una carica esplosiva a fare il botto, e questo le rende anche molto più silenziose di una carabina normale. L'unica pecca è che devi caricare ad ogni singolo colpo, e in una situazione piuttosto agitata non è il massimo, ma ci farai l'abitudine.>>

<<Aspetta un attimo, intendi dire che è un'arma a colpo singolo? Come un moschetto o una di quelle cose di migliaia di anni fa?>>

<<Esattamente. I moschetti li userai più in là però; ci vuole una particolare perizia per adoperare quelli.>>

<<Ma è roba da matti, è come combattere un elefante armato di uno stuzzicadenti! Quelli del ministero della Non-Congruenza hanno fucili al plasma e carabine a termite, lance al fosforo e chissà cos'altro! >>

<<Oi, chiudi quella boccaccia, piccola pulce! Non hai idea di ciò che si può fare con quello che abbiamo qui. Il nostro punto forte è, ed è sempre stato, riuscire a fare cose inimmaginabili per chiunque con quello che abbiamo a disposizione, che molto spesso, quando è qualcosa, è merda.
Io ti farò fare miracoli, ragazzo mio, non hai nemmeno idea di ciò che sarai capace di fare quando avrò finito con te!>>

Darius tacque. Quello scoppio d'ira da parte del Baffo lo aveva lasciato senza parole. Era come se fosse affezionato a quel mucchio di ferraglia che si ostinava a chiamare armi.
Rassegnandosi Darius imbracciò la carabina, e tentò di sparare al bersaglio. Il Baffo subito lo corresse, aggiustandogli la posizione dei piedi e delle spalle. Il calcio della carabina andava piazzato in un punto ben preciso, o il rinculo del grosso pistone che si intravedeva sul lato gli avrebbe rotto una clavicola. Di fianco a lui, con un bersaglio analogo, si stava esercitando il piccolo Zack, con una carabina identica alla sua, ma con risultati decisamente sbalorditivi. Ogni colpo andava a segno, perforando e smembrando una parte diversa del manichino, o sempre la stessa, a seconda del capriccio del ragazzo. Ora Darius si sentiva perso, e decisamente incapace.
Il ragazzino mirava, sparava e ricaricava con la stessa naturalezza con cui mangiava la sbobba che servivano alla mensa del quartier generale. Ogni tanto, rendendosi conto di invisibili cambiamenti al suo rendimento, aggiustava una vite, o modificava qualche pezzo del fucile in maniera impercettibile, in modo da mantenere quella infallibile precisione che caratterizzava ogni suo sparo.
Darius riusciva sì e no a colpire il bersaglio.

<<Come te la cavi, Demo? Chiese il Baffo con fare scherzoso, perfettamente consapevole della superiorità di suo figlio in confronto a lui.>>

<<Diciamo che qualcuno qui è partito con un po' di vantaggio>> Rispose di rimando Darius.
<<Un po' di pratica e sarò anche meglio di lui, basta solo avere un po' di pazienza>>

A quel punto un pezzo del corpo principale della carabina di Darius si staccò di netto, e rotolò a terra, come a sottolineare quanto incredibili suonavano le parole di Darius.

<<Ahah, Darius, ragazzo mio, hai ancora molto da imparare!>> Disse il Baffo con una fragorosa risata.

A quel punto successe l'incredibile. Una strana luce brillò per un solo istante negli occhi di Darius.
Una piccola pacca su un angolo del fucile ed esso cadde in pezzi, smontato in ogni suo piccolo componente. Cinque minuti dopo Darius reggeva in mano un nuovo oggetto. Aveva una canna corta, la metà di quella di un fucile, un'impugnatura insolitamente lunga, e una sorta di scatola, che fungeva da rudimentale caricatore sul lato. Darius la puntò verso il manichino, e premette il grilletto. Una raffica di proiettili crivellò il bersaglio, lasciando solo una nube indistinta di paglia e brandelli al suo posto.

<<WOHA! Ragazzo, che diavolo hai fatto a quel fucile?>>

<<Non saprei davvero... Per un attimo tutto mi era chiaro, ed ero certo di ciò che facevo, ma ora mi sembra di non ricordare più nulla. Suppongo di averlo reso più adatto a me. Non sono un grande cecchino a quanto pare...>> Rispose Darius imbarazzato e stupito.

<<Demo, per quanto mi riguarda, se continui così puoi avere tutto l'arsenale a disposizione... Dannazione, guarda in che stato hai ridotto quel bersaglio!>>

Di tutti Darius era il più stupito. Fino ad allora gli era capitato di smontare parecchie cose, di solito per errore, ma non era mai riuscito a ricostruirne una, e tantomeno a modificarla migliorandola.
Aveva percepito una strana sensazione, un' improvvisa chiarezza in tutto ciò che faceva. Una sensazione di appropriatezza, come se tutti i pezzi rispondessero ai suoi comandi e bisogni, una fusione totale con ciò che stava facendo.

Il Baffo concesse il resto della giornata a Darius per chiarirsi le idee e capire che cosa aveva fatto nel poligono di tiro per replicarlo eventualmente su altre carabine. Darius cercava di ripensare a ciò che aveva fatto, ma non riusciva. Era come se gli mancasse l'ispirazione, come se qualcosa di intangibile non ci fosse più. Il momento, l'occasione, le circostanze: Darius non sapeva che cosa aveva innescato quella sua stramba reazione.

Nel pomeriggio incrociò di nuovo la ragazza con cui si era accapigliato nel convoglio che lo aveva portato alla Ruggine, la figlia dell'ex capo-meccanico. Indossava una salopette sporca di grasso e di un colore quasi indefinibile da quanto era sudicia, e portava i capelli legati, perchè non le impedissero la vista. I guanti da meccanico e una pesante chiave inglese indicavano che stava lavorando a qualcosa, e Darius decise di cogliere l'occasione per fare pace con lei scusandosi e offrendo i suoi servigi.

<<Che diavolo vuoi, buono a nulla?>> Fu il saluto della ragazza.
<<Hei, ciao, senti, so che ti devo le mie scuse. Non sapevo che l'ex capo-meccanico fosse tuo padre, altrimenti avrei parlato in modo diverso.>>
<<Ah, questo è poco ma sicuro>>
<<In ogni caso che stai facendo? Ti potrei dare una mano...>>
<<Ahah, un incapace come te? Ne dubito... A meno che tu non sappia qualcosa di motori.>>
<<Beh, dimentichi che, anche se in modo anomalo, sono stato assegnato alla carica di capo-meccanico, quindi qualcosa devo sapere per forza. Lasciami dare un'occhiata, non si sa mai.>>
<<Fai pure, dopo di te. Non vedo l'ora di sapere che cosa pensi di fare con quella chiave serratubi che hai appena tirato su. Avanti, stupiscimi!>>

Darius si abbassò, e guardò attentamente il motore, sperando fortemente per la sua dignità che il suo cervello se ne venisse fuori con qualcosa di fenomenale, e lo cavasse da quell'impaccio. Il suo cervello era un tipo spiritoso apparentemente, perchè lo lasciò sulle spine per 10 minuti buoni, in cui armeggiò senza un paricolare scopo con gli ingranaggi del motore, prima di sentire la stessa sensazione di quella mattina.
Le sue mani procedevano senza indugio, smontando pezzi, riavvitandoli e combinandoli assieme. Chiese qualche pezzo supplementare, ebbe bisogno di nuovi attrezzi, ma il risultato fu sbalorditivo.
Il motore che aveva messo assieme in qualche ora aveva il doppio della potenza e la metà del consumo. Aveva una notevole gamma di utilizzi e applicazioni, e adesso, grazie al suo intervento, poteva sostenere carichi e temperature molto maggiori senza fondersi.
La ragazza era rimasta a bocca aperta durante dutto il processo, da quando aveva iniziato a capire dove voleva andare a parare Darius a quando lui aveva completato il suo intervento facendole scoprire di non aver capito nulla.

<<Che diavolo hai fatto? Se eri così bravo perchè non l'hai detto subito?>>

<<Eh, il problema è che non lo sapevo fino a stamattina>> disse Darius, grattandosi la nuca con finta modestia.

<<E in ogni caso sono solo eventi dettati dal caso e dall'occasione>> spiegò il ragazzo, dando la versione dei fatti che gli sembrava calzare meglio gli ultimi eventi.

<<Beh, speriamo in altre di queste illminazioni allora. In ogni caso penso che sia ora di fare delle presentazioni adeguate. Il mio nome è Rebecca, ma prova a chiamarmi in quel modo e ti ritrovi un occhio nero. Quelli che vogliono rimanere illesi mi chiamano Becky.>>

<<Io sono Darius, detto anche Demo dai miei colleghi, per la mia capacità di demolire qualsiasi cosa tocchi. Penso che però quel nome stia diventando in qualche modo inappropriato ultimamente.>>

giovedì 2 maggio 2013

Un vecchio progetto ritrovato... (4)

Ordini dall'alto

Sala del trono


<<Ehm, mi scusi sua altezza>>

<<Che cosa vuoi, Peters?>>

<<Temo che ci sia stato un problema nel Ministero della Non-Congruenza. Il prigioniero Darius Greensmith è riuscito a scappare.>>

<<Greensmith? Non è quello che sei anni fa provò a ficcare il naso nell'affare del settore numero 5 ?>>

<<Sì, signore, corrisponde.>>

Il reggente aveva un'aria stanca. Quattrocento anni di governo pesavano sulle sue spalle di platino, frutto dell'ultima ricerca sulle protesi umane ad Atlantide. Il reggente era da sempre simbolo di grande prosperità e ricchezza, ed era per questo che si faceva letteralmente “di tutto” per preservarlo nella sua integrità (almeno quella fisica). Al momento appariva come un'elegante accozzaglia di lamine di ottone, oro e platino, che ricoprivano parzialmente il lavoro di fine orologeria al di sotto. Sprofondò nella poltrona di cuoio rosso, adeguatamente imbottita, continuando a fissare Peters con un certo disgusto misto a noia.

<<Peters, che stai facendo ancora lì?>>

<<Signore?>>

<<Hai perso un prigioniero, santo cielo, e uno dei più importanti per giunta, che ti aspetti che ti ordini?>>

<<Signore, vado subito a sistemare tutto. Verrà riacchiappato al più presto>>

Il Reggente tacque. Il suo volto sembrava implorare pietà al cospetto degli anni. Girò la poltrona verso la grande vetrata che dava sulla città. Guglie, pinnacoli, comignoli fumanti, ciminiere, un glorioso tramonto offuscato dal vapore e dal fumo delle fabbriche. Atlantide era cresciuta molto durante il suo governo. Ricordava ancora quando, al suo insediamento, riusciva a vedere dalla sua finestra i confini della città. Ora quei confini erano ben al di là delle sua capacità visive, sebbene avesse protesi telescopiche impiantate in entrambe le orbite.

Si avvicinò ad uno scaffale ripieno di strambi soprammobili, e con un sospiro ne afferrò uno. Era un piccolo e sottile parallelepipedo nero. Una volta quel suo pulsante centrale doveva aver avuto una funzione, ma ora era semplicemente un inerte blocchetto di ferraglia inutile. Sulle mensole dello scaffale c'erano oggetti simili, tutti classificati secondo la loro funzione primaria. Erano stati reperiti tutti durante il suo governo, dalla colonia-esperimento.
Sulla colonia la tecnologia, negli ultimi 100 anni, aveva fatto un balzo gigantesco rispetto a quella di Atlantide, diversificando i suoi interessi e prendendo una strada diversa, microscopica, così poco elegante e raffinata che al Reggente veniva il voltastomaco solo a pensarci. Ad Atlantide, grazie ai sofocrati, il vapore, l'ottone, e i sacri principi rimanevano inviolati. Non si sarebbero mai visti scempi del genere lì. Nostalgico il reggente si sedette ad un piccolo tavolino con un elaborato grammofono sopra. Aveva un numero inspiegabile di trombe, e funzionava a molla, come i migliori della categoria. Prese un vecchio e polveroso disco nero dalla mensola, e dopo averlo ripulito lo pose sul piatto.

<< bzzz …. Mr Watson, come here, I want to see you bzzz...Mr Watson, come here, I want to see you bzzz …. Mr Watson, come here, I want to see you>>

Era una registrazione un po' vecchiotta, di più di un secolo prima, ma serviva al reggente a ricordare quando gli abitanti della colonia si erano discostati dalla verità, ed avevano infranto i sacri principi per sviluppare marchingegni privi di armonia, del tutto inappropriati e blasfemi.

Il Reggente prese una penna stilografica e chiudendo gli artigli di ottone attorno ad essa si mise a scrivere su un pezzo di carta.
Ordini per i Ministeri.
Una volta spedito quel messaggio il Ministero delle Cose Materiali, e in particolare la Gilda dei Meccanici, si sarebbero impegnati a distruggere ogni prova dell'esistenza della matricola promossa a capo meccanico conosciuta come Darius Greensmith detto “Demo”. Il Ministero della Non-Congruenza si sarebbe adoperato per aumentare il numero di pattuglie nelle strade, e soldati dotati di apparecchi detti “Otto-orecchie”, per origliare i discorsi in un raggio di qualche decina di metri , oltre a pubblicare volantini per la cattura di Darius (senza ovviamente nessun nome o cognome), basandosi sul suo volto attuale, promettendo una lauta ricompensa. Il Ministero della Sapienza avrebbe iniziato ad elaborare una strategia per usare Darius, una volta catturato, per strappargli ogni più microscopica informazione a proposito della Ruggine, e possibilmente, per usare egli stesso contro l'organizzazione.
Il Reggente finì di scrivere, fece asciugare il foglio, lo arrotolò, lo inserì in una capsula, e infine lo spedì attraverso la posta pneumatica alla sua segreteria.

Meditabondo si lasciò ricadere sulla poltrona, e si mise a pensare al futuro. Che cosa avrebbero fatto quelli della Ruggine con il meccanico? Che cosa sapeva?
Il ragazzo era un semplice operaio, non poteva avere così tanto acume da arrivare ad una conclusione così vicina alla Verità. Con l'aiuto della Ruggine però aveva la possibilità di andarci molto vicino, e questo andava evitato a tutti i costi.

Il ragazzo non sarebbe mai arrivato a scoprire la verità, mai. Ne andava del suo futuro, di quello di Atlantide, e probabilmente dell'intera umanità. Il ragazzo andava fermato in ogni modo possibile. La Verità doveva essere preservata.