venerdì 19 aprile 2013

Un vecchio progetto ritrovato... (3)

Sangue e Ruggine


<<Darius Greensmith, 22 anni, residente ad Atlantide da 12, esatto?>>

<<Esatto, ma lei chi è? E dove sono? Come ci sono arrivato qui?>>

<<Si calmi per favore, otterrà tutte le risposte a tempo debito. Lei è stato incaricato di sistemare il guasto al settore 5, esatto?>>

<<Sì, ma questo che c'entra?>>

Di colpo Darius iniziò a capire che l'affare in cui si era cacciato era più grande persino di quello che pensava. La preoccupazione di un'implicazione nelle indagini di un omicidio non lo sfiorava nemmeno, ora che presentiva le dimensioni della faccenda.
La voce dell'uomo sembrava provenire da molto lontano, come se fosse riprodotta da un altoparlante. Eppure l'uomo era lì, intangibile e indistinguibile; una silhouette appena accennata a pochi metri da lui.

<<Dica, Darius, ha detto a nessun altro di ciò che ha visto al settore 5?>>

<<Cosa? Che dovrei aver visto?>>

<<Abbiamo frugato il suo appartamento, quindi non menta. Sappiamo che è a conoscenza di fatti importanti, in cui non dovrebbe aver ficcato il naso.>>

<<Ah...>>

Come aveva fatto a non pensarci? In fondo l'avevano portato lì da casa sua, ricordava ancora perfettamente di essersi addormentato nel suo letto. Avrebbero potuto benissimo rivoltare il suo appartamento da cima a fondo un numero imprecisato di volte prima che lui si svegliasse. Con l'affiorare di queste considerazioni Darius cercò anche di ricostruire la dimensione temporale. Quanto tempo era passato? La stanza non sembrava avere finestre, e anche se ce le avesse avute, dovevano essere state oscurate in maniera impeccabile. Impossibile stabilire l'ora in alcun modo.

<<Ripeto, ha mai parlato a qualcuno di ciò che ha visto nel settore 5 ?>> tuonò la voce metallica.

<<No>>

<<Molto bene. >>

Un attimo di pausa. Sembrava che l'uomo riflettesse sul da farsi.

<<Conosce i princìpi dei Reggenti?>>

<<Beh, più o meno... Perchè?>>

<<Una delle formule fondamentali è “ciascuno faccia la sua parte per il bene superiore, e tutti faranno il bene di tutti”>>

<<Uhm, sì, mi sembra giusto, e allora?>>

<<Bene, sono contento che lei condivida il principio, perchè la sua “parte” qui è terminata, e dunque non può essere che d' intralcio. >>

<<Cosa? Che diavolo sta dicendo?>>

<<Addio signor Greensmith>>

Un rumore secco, come di un interruttore, e la voce si spense. Darius si ritrovò a contemplare l'uomo nella penombra, ancora sconvolto dalle parole che aveva appena udito. Balzò dalla sedia, come assediato da un terribile dubbio, e si recò più vicino alla scrivania. I suoi occhi cercavano febbrili la prova dei suoi sospetti, un piccolo appiglio in quella situazione così disperatamente vaga. Le sue dita tremanti cercarono la copertura della lanterna cieca e la rimossero in un solo colpo.
Ingranaggi piccoli come la capocchia di uno spillo. Darius aveva davanti a sé un automa.
Scarlatte e circondate da raggi di luce, le iniziali del Ministero della Sapienza erano incise e dipinte sulla fronte del costrutto, a marchiarne indelebilmente l'origine.
Darius iniziava a sudare freddo. Sentiva le pungenti gocce di sudore scendergli piano piano lungo la colonna vertebrale, atterrito dalla possibilità che il suo interrogatorio non sarebbe stata l'unica cosa a finire lì, in quella stanza buia. Ad un tratto il clangore di una porta, e una lama di luce attraversarono la stanza, quasi accecando Darius.
Quattro mani forzute, coperte da guanti di spesso cuoio da lavoro lo tirarono su di peso, trascinandolo fuori. Corridoi stretti e spogli, fatti di cemento armato, labirintici. Un'altra stanza, illuminata questa volta, ma molto meno accogliente della precedente. Una macelleria.
Ganci appesi al soffitto trasportavano quarti di bue e interi maiali verso nuovi sminuzzamenti sempre più meticolosi. A terra grossi tombini raccoglievano avidi il sangue che colava a fiumi dalle carcasse, senza esserne mai sazi, come pesanti sanguisughe di ferro. Una luce chiara, diurna, filtrava dalle inferriate della macelleria, ma sembrava così distante a Darius, infinitamente irraggiungibile, ora che la sua vita stava per terminare. Il sangue umano è del tutto uguale a quello di un maiale, o di un bue, a prima vista. Nessuno si sarebbe mai accorto della differenza, una volta smaltiti gli scarti della macelleria. Darius si domandava se almeno avrebbero avuto la decenza di non tritarlo e darlo in pasto a qualcuno. Gli energumeni che lo stavano trasportando indossavano lunghi grembiuli bianchi, o che almeno una volta erano di quel colore. Ad un tratto Darius la vide: una grossa e affilata sega circolare, lucente e incorruttibile, fatta per affondare attraverso carne, cartilagini e ossa come una lama rovente nel burro. Era quella che avrebbero usato per mettere fine alla sua breve e insignificante vita di meccanico. Darius stava pensando che almeno aveva raggiunto la carica di capo meccanico, del tutto invidiabile ai suoi coetanei, quando una forte esplosione distolse la sua attenzione, sostituendo ai suoi pensieri un fischio acuto e prolungato.
La pesante porta della macelleria era stata divelta dai suoi cardini, fumo e macerie riempivano gli occhi e le gole degli astanti, quando un paio di occhiali da saldatore, grossi e tondi, si pararono davanti a Darius. Sotto agli occhiali c'erano anche un paio di baffi, delle braccia, e una persona, pensò il giovane, stordito dall'esplosione, ma non ebbe il tempo di inserire tutte queste informazioni in una domanda di senso compiuto, perchè venne subito indirizzato verso il punto in cui una volta c'era la porta, e da lì portato fuori. Un piccolo scorcio di cielo, la ruota pesante e borchiata di un macchinario industriale, e via, a tutto gas in una nuvola di fumo nero e scintille.
Darius, scosso da quel terribile susseguirsi di eventi non ebbe di meglio da fare che vomitare.
Dopo che si fu ripreso un po', si guardò attorno, riconoscendo l'interno di un furgone industriale, impiegato di solito nel trasporto di carbone. I suoi salvatori a quanto pare erano tre, quattro incluso il conducente del veicolo. Darius osservò che portavano abiti da meccanici, spessi, con finiture di ottone ed estremità rinforzate, stivali alti, robusti e sporchi, cappelli da operai, bucati e fuligginosi, occhiali più per proteggere gli occhi che per aiutare la vista. Uno di loro sembrava più gracile degli altri, benchè quegli abiti facessero sembrare chiunque almeno il doppio della sua stazza. Quello con i baffi, che aveva portato fuori Darius, si sfilò gli occhiali e si tolse il cappello.

<<Fiuu, caspita, è stata una bella sorpresa, eh?>> chiese all'uomo che aveva davanti
<<Ahah, ci puoi giurare amico, se lo ricorderanno per un po' quei figli di puttana!>>
<<Hei ragazzo, dicci un po', che si prova ad avere appena vinto un'altra chance?>>

Darius ancora un po' scosso cercò il fiato per rispondere

<<Beh, un bel sollievo direi>>
<< Ahah, sante parole figliolo!>>

Il gracile si tolse a sua volta occhialoni e cappello: era una ragazza. Una lunga massa di capelli ondulati e neri come il carbone ricadde sulle sue spalle. Un paio di occhi azzurri, carichi di energia, ma penetranti come elettro-lance si fissarono su Darius.

<<E così tu saresti Darius, il sostituto del capo meccanico?>>

<<Sì, sono io, ma non mi sono certo offerto volontario.>>

<<Non me ne importa un cavolo se sei un volontario o no, siamo tutti in questa merda per una decisione del Fato, no di certo perchè ce lo siamo scelto noi.>>

<<Non so nemmeno chi siate, stavo solo specificando, dato che ultimamente ho dovuto fare parecchia attenzione alle parole che mi escono di bocca.>>

<<Beh, se non vuoi che ti riportiamo ai tuoi aguzzini allora ti consiglio di continuare su quell'andazzo>>

Darius si sentiva offeso. Ciò a cui era sopravvissuto aveva dell'incredibile, e questa sputa-sentenze non aveva nulla di meglio da fare che farlo sentire un verme.
Il baffone si mise a parlare, cercando di placare gli animi.

<<Hey, vediamo di non perdere la calma, mi sembra che siamo tutti parecchio nervosetti qui. La situazione è bollente, e probabilmente il nostro amico qui non ha idea di quello che sta succedendo.
Prima di tutto devi sapere che se ti abbiamo salvato, è solo perchè odiamo più di ogni altra cosa il Ministero della Sapienza, e tu sembravi un bel problema per loro, tanto da scomodare i reparti speciali del Ministero della Non-Congruenza per prelevarti. Il tuo lavoro deve averli in qualche modo ostacolati, e siamo tutt'orecchi per sapere da te che diavolo stessi facendo. Noi siamo tutti ex-meccanici, manovali, gente comune, tutti mossi da un obiettivo solo: giustizia. Facciamo tutti parte di un' organizzazione clandestina che combatte ormai da mesi contro il sistema dei Ministeri e la Sofocrazia in generale. In parole povere siamo cittadini, incazzati neri, e con una tale dose di esplosivi e armi non-convenzionali da poter essere uditi sino dall'ultima spira del Palazzo dei Reggenti.>>

A questo punto il Baffo si infilò una mano nella tasca interna del giaccone per estrarne una fiaschetta di liquore da cui tracannò qualche sorso, come per scacciare la solennità con cui aveva pronunciato quell'ultima frase, e cadde nel silenzio.

<<Merda, ora capisco che intendeva la Bolton per “fortunato” quando parlava del capo meccanico>>

Darius si ritrovò la canna di un saldatore elettrico ad alto voltaggio tra i denti.
I capelli scarmigliati della ragazza la facevano sembrare una furia nel suo moto d'ira così rapido e istintivo.

<<Prova un'altra volta a dire che mio padre è stato “fortunato” e ti friggo le cervella, lurido bastardo!>> la ragazza inveì contro Darius.

<<Tuo padre? … Mi dispiace, non lo sapevo. Sono stato dove è successo, e so che deve essere stato terribile. Conoscevo tuo padre solo di fama, non parlava certo con le matricole come me, ma mi è sempre sembrato un uomo onesto. Riposi in pace>>

All'udire quelle parole la furia della ragazza sembrò incrinarsi in una miriade di frammenti, ed esplose in un pianto sommesso, mentre la ragazza si rimetteva a sedere contro la paratia del veicolo.

<<C'è altro che devo sapere? Magari uno di voi è il figlio di un Reggente, o qualcosa di simile>>
sbottò Darius contro il Baffo con risentimento per aver tralasciato quell'informazione fondamentale.

<<No, non per ora, almeno. Fra poco arriveremo al quartier generale della Ruggine, e lì ti saranno date tutte le spiegazioni di cui hai bisogno.>>

<<La Ruggine? E che diavolo sarebbe?>>

<<La Ruggine siamo noi, ragazzo, il peggior nemico dell'ingranaggio.>>

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