Sangue e Ruggine
<<Darius Greensmith, 22 anni,
residente ad Atlantide da 12, esatto?>>
<<Esatto, ma lei chi è? E dove
sono? Come ci sono arrivato qui?>>
<<Si calmi per favore, otterrà
tutte le risposte a tempo debito. Lei è stato incaricato di
sistemare il guasto al settore 5, esatto?>>
<<Sì, ma questo che c'entra?>>
Di colpo Darius iniziò a capire che
l'affare in cui si era cacciato era più grande persino di quello che
pensava. La preoccupazione di un'implicazione nelle indagini di un
omicidio non lo sfiorava nemmeno, ora che presentiva le dimensioni
della faccenda.
La voce dell'uomo sembrava provenire da
molto lontano, come se fosse riprodotta da un altoparlante. Eppure
l'uomo era lì, intangibile e indistinguibile; una silhouette appena
accennata a pochi metri da lui.
<<Dica, Darius, ha detto a nessun
altro di ciò che ha visto al settore 5?>>
<<Cosa? Che dovrei aver visto?>>
<<Abbiamo frugato il suo
appartamento, quindi non menta. Sappiamo che è a conoscenza di fatti
importanti, in cui non dovrebbe aver ficcato il naso.>>
<<Ah...>>
Come aveva fatto a non pensarci? In
fondo l'avevano portato lì da casa sua, ricordava ancora
perfettamente di essersi addormentato nel suo letto. Avrebbero potuto
benissimo rivoltare il suo appartamento da cima a fondo un numero
imprecisato di volte prima che lui si svegliasse. Con l'affiorare di
queste considerazioni Darius cercò anche di ricostruire la
dimensione temporale. Quanto tempo era passato? La stanza non
sembrava avere finestre, e anche se ce le avesse avute, dovevano
essere state oscurate in maniera impeccabile. Impossibile stabilire
l'ora in alcun modo.
<<Ripeto, ha mai parlato a
qualcuno di ciò che ha visto nel settore 5 ?>> tuonò la voce
metallica.
<<No>>
<<Molto bene. >>
Un attimo di pausa. Sembrava che l'uomo
riflettesse sul da farsi.
<<Conosce i princìpi dei
Reggenti?>>
<<Beh, più o meno... Perchè?>>
<<Una delle formule fondamentali
è “ciascuno faccia la sua parte per il bene superiore, e tutti
faranno il bene di tutti”>>
<<Uhm, sì, mi sembra giusto, e
allora?>>
<<Bene, sono contento che lei
condivida il principio, perchè la sua “parte” qui è terminata,
e dunque non può essere che d' intralcio. >>
<<Cosa? Che diavolo sta
dicendo?>>
<<Addio signor Greensmith>>
Un rumore secco, come di un
interruttore, e la voce si spense. Darius si ritrovò a contemplare
l'uomo nella penombra, ancora sconvolto dalle parole che aveva appena
udito. Balzò dalla sedia, come assediato da un terribile dubbio, e
si recò più vicino alla scrivania. I suoi occhi cercavano febbrili
la prova dei suoi sospetti, un piccolo appiglio in quella situazione
così disperatamente vaga. Le sue dita tremanti cercarono la
copertura della lanterna cieca e la rimossero in un solo colpo.
Ingranaggi piccoli come la capocchia di
uno spillo. Darius aveva davanti a sé un automa.
Scarlatte e
circondate da raggi di luce, le iniziali del Ministero della Sapienza
erano incise e dipinte sulla fronte del costrutto, a marchiarne
indelebilmente l'origine.
Darius iniziava a sudare freddo.
Sentiva le pungenti gocce di sudore scendergli piano piano lungo la
colonna vertebrale, atterrito dalla possibilità che il suo
interrogatorio non sarebbe stata l'unica cosa a finire lì, in quella
stanza buia. Ad un tratto il clangore di una porta, e una lama di
luce attraversarono la stanza, quasi accecando Darius.
Quattro
mani forzute, coperte da guanti di spesso cuoio da lavoro lo tirarono
su di peso, trascinandolo fuori. Corridoi stretti e spogli, fatti di
cemento armato, labirintici. Un'altra stanza, illuminata questa
volta, ma molto meno accogliente della precedente. Una macelleria.
Ganci appesi al soffitto trasportavano
quarti di bue e interi maiali verso nuovi sminuzzamenti sempre più
meticolosi. A terra grossi tombini raccoglievano avidi il sangue che
colava a fiumi dalle carcasse, senza esserne mai sazi, come pesanti
sanguisughe di ferro. Una luce chiara, diurna, filtrava dalle
inferriate della macelleria, ma sembrava così distante a Darius,
infinitamente irraggiungibile, ora che la sua vita stava per
terminare. Il sangue umano è del tutto uguale a quello di un maiale,
o di un bue, a prima vista. Nessuno si sarebbe mai accorto della
differenza, una volta smaltiti gli scarti della macelleria. Darius si
domandava se almeno avrebbero avuto la decenza di non tritarlo e
darlo in pasto a qualcuno. Gli energumeni che lo stavano trasportando
indossavano lunghi grembiuli bianchi, o che almeno una volta erano di
quel colore. Ad un tratto Darius la vide: una grossa e affilata sega
circolare, lucente e incorruttibile, fatta per affondare attraverso
carne, cartilagini e ossa come una lama rovente nel burro. Era quella
che avrebbero usato per mettere fine alla sua breve e insignificante
vita di meccanico. Darius stava pensando che almeno aveva raggiunto
la carica di capo meccanico, del tutto invidiabile ai suoi coetanei,
quando una forte esplosione distolse la sua attenzione, sostituendo
ai suoi pensieri un fischio acuto e prolungato.
La pesante porta
della macelleria era stata divelta dai suoi cardini, fumo e macerie
riempivano gli occhi e le gole degli astanti, quando un paio di
occhiali da saldatore, grossi e tondi, si pararono davanti a Darius.
Sotto agli occhiali c'erano anche un paio di baffi, delle braccia, e
una persona, pensò il giovane, stordito dall'esplosione, ma non ebbe
il tempo di inserire tutte queste informazioni in una domanda di
senso compiuto, perchè venne subito indirizzato verso il punto in
cui una volta c'era la porta, e da lì portato fuori. Un piccolo
scorcio di cielo, la ruota pesante e borchiata di un macchinario
industriale, e via, a tutto gas in una nuvola di fumo nero e
scintille.
Darius, scosso da quel terribile
susseguirsi di eventi non ebbe di meglio da fare che vomitare.
Dopo che si fu ripreso un po', si
guardò attorno, riconoscendo l'interno di un furgone industriale,
impiegato di solito nel trasporto di carbone. I suoi salvatori a
quanto pare erano tre, quattro incluso il conducente del veicolo.
Darius osservò che portavano abiti da meccanici, spessi, con
finiture di ottone ed estremità rinforzate, stivali alti, robusti e
sporchi, cappelli da operai, bucati e fuligginosi, occhiali più per
proteggere gli occhi che per aiutare la vista. Uno di loro sembrava
più gracile degli altri, benchè quegli abiti facessero sembrare
chiunque almeno il doppio della sua stazza. Quello con i baffi, che
aveva portato fuori Darius, si sfilò gli occhiali e si tolse il
cappello.
<<Fiuu, caspita, è stata una
bella sorpresa, eh?>> chiese all'uomo che aveva davanti
<<Ahah, ci puoi giurare amico, se
lo ricorderanno per un po' quei figli di puttana!>>
<<Hei ragazzo, dicci un po', che
si prova ad avere appena vinto un'altra chance?>>
Darius ancora un po' scosso cercò il
fiato per rispondere
<<Beh, un bel sollievo direi>>
<< Ahah, sante parole figliolo!>>
Il gracile si tolse a sua volta
occhialoni e cappello: era una ragazza. Una lunga massa di capelli
ondulati e neri come il carbone ricadde sulle sue spalle. Un paio di
occhi azzurri, carichi di energia, ma penetranti come elettro-lance
si fissarono su Darius.
<<E così tu saresti Darius, il
sostituto del capo meccanico?>>
<<Sì, sono io, ma non mi sono
certo offerto volontario.>>
<<Non me ne importa un cavolo se
sei un volontario o no, siamo tutti in questa merda per una decisione
del Fato, no di certo perchè ce lo siamo scelto noi.>>
<<Non so nemmeno chi siate, stavo
solo specificando, dato che ultimamente ho dovuto fare parecchia
attenzione alle parole che mi escono di bocca.>>
<<Beh, se non vuoi che ti
riportiamo ai tuoi aguzzini allora ti consiglio di continuare su
quell'andazzo>>
Darius si sentiva offeso. Ciò a cui
era sopravvissuto aveva dell'incredibile, e questa sputa-sentenze non
aveva nulla di meglio da fare che farlo sentire un verme.
Il baffone si mise a parlare, cercando
di placare gli animi.
<<Hey, vediamo di non perdere la
calma, mi sembra che siamo tutti parecchio nervosetti qui. La
situazione è bollente, e probabilmente il nostro amico qui non ha
idea di quello che sta succedendo.
Prima di tutto devi sapere che se ti
abbiamo salvato, è solo perchè odiamo più di ogni altra cosa il
Ministero della Sapienza, e tu sembravi un bel problema per loro,
tanto da scomodare i reparti speciali del Ministero della
Non-Congruenza per prelevarti. Il tuo lavoro deve averli in qualche
modo ostacolati, e siamo tutt'orecchi per sapere da te che diavolo
stessi facendo. Noi siamo tutti ex-meccanici, manovali, gente comune,
tutti mossi da un obiettivo solo: giustizia. Facciamo tutti parte di
un' organizzazione clandestina che combatte ormai da mesi contro il
sistema dei Ministeri e la Sofocrazia in generale. In parole povere
siamo cittadini, incazzati neri, e con una tale dose di esplosivi e
armi non-convenzionali da poter essere uditi sino dall'ultima spira
del Palazzo dei Reggenti.>>
A questo punto il Baffo si infilò una
mano nella tasca interna del giaccone per estrarne una fiaschetta di
liquore da cui tracannò qualche sorso, come per scacciare la
solennità con cui aveva pronunciato quell'ultima frase, e cadde nel
silenzio.
<<Merda, ora capisco che
intendeva la Bolton per “fortunato” quando parlava del capo
meccanico>>
Darius si ritrovò la canna di un
saldatore elettrico ad alto voltaggio tra i denti.
I capelli scarmigliati della ragazza la
facevano sembrare una furia nel suo moto d'ira così rapido e
istintivo.
<<Prova un'altra volta a dire che mio padre
è stato “fortunato” e ti friggo le cervella, lurido bastardo!>> la ragazza inveì contro Darius.
<<Tuo padre? … Mi dispiace, non
lo sapevo. Sono stato dove è successo, e so che deve essere stato
terribile. Conoscevo tuo padre solo di fama, non parlava certo con le
matricole come me, ma mi è sempre sembrato un uomo onesto. Riposi in
pace>>
All'udire quelle parole la furia della
ragazza sembrò incrinarsi in una miriade di frammenti, ed esplose in
un pianto sommesso, mentre la ragazza si rimetteva a sedere contro la
paratia del veicolo.
<<C'è altro che devo sapere?
Magari uno di voi è il figlio di un Reggente, o qualcosa di simile>>
sbottò Darius contro il Baffo con
risentimento per aver tralasciato quell'informazione fondamentale.
<<No, non per ora, almeno. Fra
poco arriveremo al quartier generale della Ruggine, e lì ti saranno
date tutte le spiegazioni di cui hai bisogno.>>
<<La Ruggine? E che diavolo
sarebbe?>>
<<La Ruggine siamo noi, ragazzo,
il peggior nemico dell'ingranaggio.>>