Atlantide 2011 d.c / 2500 G.R.
(2500 anni dopo la terza Grande
Rivoluzione, che riportò la megalopoli alla sofocrazia dopo un
secolo di disorganizzata repubblica)
6:30
Darius socchiuse gli occhi, accecato
dalla luce candida e pura della sveglia ambientale regalatagli da suo
cugino Bert. Si maledisse in cuor suo per aver deciso di usarla
invece di buttarla in una scatola insieme a tutti i regali da
riciclare, e si alzò dal letto, mugugnando maledizioni. Obbligato
dalla luce intensa ad abbandonare ogni prospettiva di continuare il
suo tanto agognato riposo, si diresse verso il bagno per rassettarsi
davanti allo specchio e indossare la sua divisa da meccanico
semplice. Guardando la sua immagine riflessa si rese conto per
l'ennesima volta che non assomigliava certo al muscoloso meccanico
dall'aria determinata mostrato sui depliant dell' MCM (Ministero
delle Cose Materiali) per cui lavorava. Le sue braccia ricadevano
rachitiche e flosce sui fianchi, la salopette da lavoro appesantita
dalle chiavi inglesi e dal resto dell'equipaggiamento gli andava
decisamente larga. Aveva delle profonde occhiaie dovute al turno
precedente, terminato non più di quattro ore prima, e i suoi capelli
erano disordinati e sporchi, coperti dal cappello più per decenza
che per abitudine.
L' MCM era un'importantissima
istituzione all'interno di Atlantide e si occupava praticamente di
tutto: dall'assistenza ospedaliera alla costruzione di nuovi edifici,
fino alla ricerca in campo scientifico, insomma, come diceva il nome,
di tutto ciò che è materiale e soggetto al deperimento: dal corpo
umano al più alto dei grattacieli. Spesso la gente si chiedeva che
cosa sarebbe stato il mondo senza l'MCM, ma la risposta era quantomai
difficile da trovare, dato che a memoria di ogni cittadino, l'MCM
c'era sempre stato, solido, efficiente e laborioso.
Darius aveva 19 anni, lavorava da
pochissimo come meccanico, ma era già consapevole di non avere molte
speranze di avanzare di grado, dato che sembrava che i motori e le
valvole nutrissero un risentimento inspiegabile nei suoi confronti,
motivo per cui al lavoro si era guadagnato il soprannome di
“Demolitore”, o anche solo “Demo”, per gli amici. Era una
vita dura, che si addiceva ad un individuo “non-produttivo” e
testardo come Darius.
Arrivata l'ora di uscire, Darius si
mise la sacca degli attrezzi in spalla e si avviò trascinando i
piedi verso il posto di lavoro. Il corpo principale dell'edificio
della gilda dei meccanici era una fumante fabbrica con 4 altissime
ciminiere, dove gli avrebbero affidato le commissioni della giornata.
Salutati i pochi colleghi nell'androne si diresse verso il banco
“assegnazione” (a cui spesso veniva anteposta ironicamente una
“r”), e fece notare la sua presenza con un lieve colpetto di
tosse. Subito, da dietro al bancone, una donna di mezza età
dall'aria esperta lo squadrò dall'alto in basso con due enormi
occhiali a “fondo di bottiglia” per capire con chi stesse per
parlare, e sbottò:
<<Ah, Demo! Quanto tempo! Cosa
saranno state, quattro ore?>>
<<Sono quattro ore e mezza per
l'esattezza>>
Darius borbottava assonnato. La donna
gli consegnò una tabella con vari indirizzi: la giornata di lavoro.
Ogni indirizzo corrispondeva ad un incarico che avrebbe dovuto
svolgere, e la lista occupava due pagine. Darius fece scorrere gli
indirizzi sconfortato, presentendo il carico di lavoro che lo
aspettava.
<<Signora Bolton, qui ci deve
essere un errore. Io non ho l'autorizzazione a mettere le mani nel
settore 5. Sono ancora una semplice matricola>>
La signora Bolton lo squadrò di nuovo,
questa volta con aria visibilmente contrariata, come se non
afferrasse il problema.
<<Vieni qui>>, e gli
strappò il cartellino che teneva appeso alla divisa riportando i
suoi dati e il suo grado.
Dopo aver incenerito il cartellino
gettandolo in un cestino apposito glie ne passò un altro, nuovo di
zecca, che diceva che lui era Darius Greensmith, capo meccanico della
sezione Teta, al lavoro da più di 20 anni.
<<Signora Bolton, ma non mi crederà mai nessuno!>> sentenziò Darius.
<<Signora Bolton, ma non mi crederà mai nessuno!>> sentenziò Darius.
<<E' che siamo a corto di
personale, e non affiderei un incarico così ingrato a nessuno dei
tuoi colleghi. Hanno tutti una famiglia, e rifiuterebbero subito se
sapessero cosa è accaduto all'ex capo reparto>> rispose la
segretaria con voce arcigna.
<<Perchè, scusi, che è successo
all'ex capo reparto?>>
<<Sicuro di volerlo sapere?
Comunque puoi scoprirlo da solo, è su tutti i giornali, sia sulla
prima pagina che sui necrologi. Che fortuna sfacciata>>
E con quella frase sinistra si lasciò
il ragazzo allibito alle spalle e tornò a parlare con una sua
collega di come fosse miracoloso il nuovo trattamento ringiovanente
appena lanciato sul mercato dalla MCM.
Darius per un momento fu scosso
dall'improvvisa promozione (aveva saltato ben 5 gradi), e non poteva
fare a meno di pensare alla considerevole responsabilità di un capo
reparto. Il pensiero venne quasi subito offuscato da quello della
paga di un capo reparto, e successivamente dalla fatica che lo
aspettava in quell'insolito giorno.
I primi sette lavori erano semplici, e
tutti localizzati nel quartiere est della zona povera, vicino a dove
era situata la sua sede centrale. Tra tubazioni da riparare e
controlli stagionali alle caldaie, Darius se la sbrigò in poche ore,
cosa che gli fece cambiare prospettiva nei confronti della giornata
che lo aspettava. Se fossero stati tutti impegni così semplici,
forse sarebbe riuscito a tornare a casa in tempo per il “Wattz
Show”, il famosissmo programma educativo sulle ultime scoperte in
campo scientifico che fin da bambino lo aveva tanto preso da provare
più volte ad assistere alle riprese dal vivo. Darius si scrollò le
spalle per scacciare quelle fantasie e tornò a concentrarsi sul
lavoro.
Il compito successivo era nel bel mezzo
del quartiere ricco della città, e per raggiungerlo avrebbe dovuto
infilarsi nel sistema di trasporto pressurizzato, chiamato
colloquialmente “imbottigliamento”. L'imbottigliamento consisteva
in una serie di tubi pressurizzati che scorrendo sia in superficie
che sotto, potevano portare un individuo “imbottigliato” ovunque
egli volesse in massimo 15 minuti. Il giovane così si recò presso
una stazione, una serie di tubi aperti su un lato, tutti della
larghezza di una persona, e prese in mano la sua capsula, ridotta ad
un cubetto. Premendo un pulsante la sganciò, facendola ingrandire in
maniera esponenziale, fino a farla diventare delle dimensioni esatte
di una persona. Una volta imbottigliato percepì la solita nausea e
turbinio di colori che caratterizzano l'imbottigliamento, ma a cui
gli abitanti si abituano verso i 16 anni, età in cui possono entrare
in una capsula senza essere eccessivamente sballottati. Gli ci
vollero 4 minuti per raggiungere il centro città, dove stavano le
grandi ville dei ricchi e i grattacieli dei supermiliardari: enormi
costruzioni splendenti di luci calde o fredde, a seconda dei gusti
del proprietario. Girando per la città si intravedevano antiquate
carrozze d'epoca trainate da cavalli meccanici, splendidi costrutti
messi assieme con la precisione di un orologiaio, tubi pneumatici di
lucido ottone per i messaggi e la corrispondenza più urgente, grosse
insegne colorate, e sfarzo, pompa e lusso dappertutto.
Sull'incarico c'era scritto
semplicemente “riparazione di cella di fusione”, senza ulteriori
dettagli. Il luogo era una grossa villa antica, tetto spiovente a
falde ricurve, rifinita in rame ossidato e verdognolo, cosparsa di
faretti rossi nascosti che le conferivano un aspetto più moderno,
proiettando sulle pareti una luce soffusa. Darius suonò il
campanello e si presentò. Subito l'imponente cancello all'entrata si
spalancò e la figura di una donna sui 25 anni si stagliò sulla
porta oltre il viale. Darius la raggiunse, e domandò dove fosse il
problema, quando fosse comparso, ecc... Le solite domande di routine
insomma.
La donna lo condusse in uno scantinato,
dove era collocata la cella di fusione: un'imponente cella metallica
delle dimensioni di un frigorifero aziendale. Darius ringraziò e si
mise all'opera.
Da un primo esame sembrava che la cella
fosse stata aperta in maniera non convenzionale e che fosse stato
forzato qualcosa al suo interno. Darius però sul momento non capiva
cosa, e soprattutto non teneva particolarmente a capire il perchè di
quel tentativo. A quei tempi chiunque si sentiva in grado di riparare
una cella di fusione, ed era proprio per riparare i danni ulteriori
causati in questo modo che i meccanici della MCM venivano chiamati
più spesso. Ad un tratto il giovane si accorse di una stranezza:
l'intero scomparto era pulitissimo, lindo, ci si sarebbe potuti
specchiare, mentre presumibilmente doveva essere impolverato, se non
ricoperto da una spessa patina di sostanze chimiche adibite al
raffreddamento. Controllò il numero di matricola dell'apparecchio e
scoprì con stupore che non era affatto nuovo come sembrava, ma aveva
almeno 20 anni. Passando ad un esame più attento aprì un comparto
di servizio, per controllare che i circuiti principali fossero a
posto, ma aprendo lo sportello venne investito da una zaffata di
odore di marcio e un leggero rivolo marroncino uscì dall'anta
aperta.
C'erano due falangi di un dito umano
incastrate tra i denti di un ingranaggio, apparentemente strappate
con una brutalià inimmaginabile.
Schifato Darius rimosse le falangi e
chiamò subito la donna, (supponendo che fosse la padrona di casa),
che accorse subito, e si scusò, spiegando che suo marito aveva in
precedenza provato ad aggiustare il macchinario da solo, ma con
pessimi risultati, riuscendo a ferirsi in modo grave. Poco
soddisfatto dalla spiegazione, e ancora decisamente scosso, Darius
fece ripartire il marchingegno, che ora funzionava a meraviglia.
Salutò la donna ed uscì in strada il più in fretta possibile,
contento di essersi lasciato alle spalle quel macabro episodio.
Inspirando a pieni polmoni
l'inquinatissima aria di Atlantide si convinse di aver assistito ad
un evento del tutto normale. Era contento; passare per il quartiere
dei ricchi era sempre un piacere, ed era un po' come andare ad un
museo di opere d'arte, o in un negozio costosissimo in cui si va solo
per ammirare gli oggetti in vetrina, ma mai per comprare. Inoltre era
l'unico posto nella città in cui i depuratori d'aria funzionassero
in maniera impeccabile, e quindi ci si poteva permettere di prendere
ampie boccate d'aria senza dover tossire l'attimo successivo. Trovò
un'edicola, e decise di comprare il giornale, ma di colpo si ricordò
delle strane parole che avevano accompagnato la sua promozione quella
mattina. Sulla prima pagina del Rombo di Atlantide c'era un enorme
ingranaggio tinto di rosso, appartenente ad un grosso macchinario che
non conosceva.
Dal titolo che citava “TRAGICO
INCIDENTE NEL SETTORE 5”, e dai frammenti organici che si
intravedono nella foto, Darius dedusse che l'ingranaggio non era
“dipinto” di rosso, ma imbrattato di sangue da cima a fondo.
Trattenendo i conati di vomito al solo ricordo della sua precedente
esperienza, iniziò a leggere l'articolo con foga, scoprendo che i
resti mostrati in copertina appartenevano al suo vecchio capo
reparto, e che la foto era stata scattata esattamente nel settore 5,
area in cui lui, fino a poche ore prima, non avrebbe mai sognato di
poter mettere piede.
Darius infilò il giornale nella
tracolla e fece scorrere la lista degli impegni: ne era rimasto solo
uno, ed era marchiato con l'indirizzo “SETTORE NUMERO 5”.
L'attesa è valsa a qualcosa :) ottimo
RispondiEliminaMolto bello, l'ambientazione steampunk è curata e dettagliata,
RispondiEliminanon vedo l'ora di leggere il prossimo!
Hype per il continuo! Complimenti :D
RispondiEliminaHo altri 2 capitoli già scritti, li sistemerò nei prossimi giorni e pubblicherò. Sono felice che riscuotano successo!
RispondiEliminaTanto di cappello, Signor Marquis!
RispondiElimina