domenica 14 aprile 2013

Un vecchio progetto ritrovato...

Atlantide 2011 d.c / 2500 G.R.

(2500 anni dopo la terza Grande Rivoluzione, che riportò la megalopoli alla sofocrazia dopo un secolo di disorganizzata repubblica)

6:30

Darius socchiuse gli occhi, accecato dalla luce candida e pura della sveglia ambientale regalatagli da suo cugino Bert. Si maledisse in cuor suo per aver deciso di usarla invece di buttarla in una scatola insieme a tutti i regali da riciclare, e si alzò dal letto, mugugnando maledizioni. Obbligato dalla luce intensa ad abbandonare ogni prospettiva di continuare il suo tanto agognato riposo, si diresse verso il bagno per rassettarsi davanti allo specchio e indossare la sua divisa da meccanico semplice. Guardando la sua immagine riflessa si rese conto per l'ennesima volta che non assomigliava certo al muscoloso meccanico dall'aria determinata mostrato sui depliant dell' MCM (Ministero delle Cose Materiali) per cui lavorava. Le sue braccia ricadevano rachitiche e flosce sui fianchi, la salopette da lavoro appesantita dalle chiavi inglesi e dal resto dell'equipaggiamento gli andava decisamente larga. Aveva delle profonde occhiaie dovute al turno precedente, terminato non più di quattro ore prima, e i suoi capelli erano disordinati e sporchi, coperti dal cappello più per decenza che per abitudine.
L' MCM era un'importantissima istituzione all'interno di Atlantide e si occupava praticamente di tutto: dall'assistenza ospedaliera alla costruzione di nuovi edifici, fino alla ricerca in campo scientifico, insomma, come diceva il nome, di tutto ciò che è materiale e soggetto al deperimento: dal corpo umano al più alto dei grattacieli. Spesso la gente si chiedeva che cosa sarebbe stato il mondo senza l'MCM, ma la risposta era quantomai difficile da trovare, dato che a memoria di ogni cittadino, l'MCM c'era sempre stato, solido, efficiente e laborioso.
Darius aveva 19 anni, lavorava da pochissimo come meccanico, ma era già consapevole di non avere molte speranze di avanzare di grado, dato che sembrava che i motori e le valvole nutrissero un risentimento inspiegabile nei suoi confronti, motivo per cui al lavoro si era guadagnato il soprannome di “Demolitore”, o anche solo “Demo”, per gli amici. Era una vita dura, che si addiceva ad un individuo “non-produttivo” e testardo come Darius.
Arrivata l'ora di uscire, Darius si mise la sacca degli attrezzi in spalla e si avviò trascinando i piedi verso il posto di lavoro. Il corpo principale dell'edificio della gilda dei meccanici era una fumante fabbrica con 4 altissime ciminiere, dove gli avrebbero affidato le commissioni della giornata. Salutati i pochi colleghi nell'androne si diresse verso il banco “assegnazione” (a cui spesso veniva anteposta ironicamente una “r”), e fece notare la sua presenza con un lieve colpetto di tosse. Subito, da dietro al bancone, una donna di mezza età dall'aria esperta lo squadrò dall'alto in basso con due enormi occhiali a “fondo di bottiglia” per capire con chi stesse per parlare, e sbottò:
<<Ah, Demo! Quanto tempo! Cosa saranno state, quattro ore?>>
<<Sono quattro ore e mezza per l'esattezza>>
Darius borbottava assonnato. La donna gli consegnò una tabella con vari indirizzi: la giornata di lavoro. Ogni indirizzo corrispondeva ad un incarico che avrebbe dovuto svolgere, e la lista occupava due pagine. Darius fece scorrere gli indirizzi sconfortato, presentendo il carico di lavoro che lo aspettava.
<<Signora Bolton, qui ci deve essere un errore. Io non ho l'autorizzazione a mettere le mani nel settore 5. Sono ancora una semplice matricola>>
La signora Bolton lo squadrò di nuovo, questa volta con aria visibilmente contrariata, come se non afferrasse il problema.
<<Vieni qui>>, e gli strappò il cartellino che teneva appeso alla divisa riportando i suoi dati e il suo grado.
Dopo aver incenerito il cartellino gettandolo in un cestino apposito glie ne passò un altro, nuovo di zecca, che diceva che lui era Darius Greensmith, capo meccanico della sezione Teta, al lavoro da più di 20 anni.
<<Signora Bolton, ma non mi crederà mai nessuno!>> sentenziò Darius.
<<E' che siamo a corto di personale, e non affiderei un incarico così ingrato a nessuno dei tuoi colleghi. Hanno tutti una famiglia, e rifiuterebbero subito se sapessero cosa è accaduto all'ex capo reparto>> rispose la segretaria con voce arcigna.
<<Perchè, scusi, che è successo all'ex capo reparto?>>
<<Sicuro di volerlo sapere? Comunque puoi scoprirlo da solo, è su tutti i giornali, sia sulla prima pagina che sui necrologi. Che fortuna sfacciata>>
E con quella frase sinistra si lasciò il ragazzo allibito alle spalle e tornò a parlare con una sua collega di come fosse miracoloso il nuovo trattamento ringiovanente appena lanciato sul mercato dalla MCM.
Darius per un momento fu scosso dall'improvvisa promozione (aveva saltato ben 5 gradi), e non poteva fare a meno di pensare alla considerevole responsabilità di un capo reparto. Il pensiero venne quasi subito offuscato da quello della paga di un capo reparto, e successivamente dalla fatica che lo aspettava in quell'insolito giorno.
I primi sette lavori erano semplici, e tutti localizzati nel quartiere est della zona povera, vicino a dove era situata la sua sede centrale. Tra tubazioni da riparare e controlli stagionali alle caldaie, Darius se la sbrigò in poche ore, cosa che gli fece cambiare prospettiva nei confronti della giornata che lo aspettava. Se fossero stati tutti impegni così semplici, forse sarebbe riuscito a tornare a casa in tempo per il “Wattz Show”, il famosissmo programma educativo sulle ultime scoperte in campo scientifico che fin da bambino lo aveva tanto preso da provare più volte ad assistere alle riprese dal vivo. Darius si scrollò le spalle per scacciare quelle fantasie e tornò a concentrarsi sul lavoro.
Il compito successivo era nel bel mezzo del quartiere ricco della città, e per raggiungerlo avrebbe dovuto infilarsi nel sistema di trasporto pressurizzato, chiamato colloquialmente “imbottigliamento”. L'imbottigliamento consisteva in una serie di tubi pressurizzati che scorrendo sia in superficie che sotto, potevano portare un individuo “imbottigliato” ovunque egli volesse in massimo 15 minuti. Il giovane così si recò presso una stazione, una serie di tubi aperti su un lato, tutti della larghezza di una persona, e prese in mano la sua capsula, ridotta ad un cubetto. Premendo un pulsante la sganciò, facendola ingrandire in maniera esponenziale, fino a farla diventare delle dimensioni esatte di una persona. Una volta imbottigliato percepì la solita nausea e turbinio di colori che caratterizzano l'imbottigliamento, ma a cui gli abitanti si abituano verso i 16 anni, età in cui possono entrare in una capsula senza essere eccessivamente sballottati. Gli ci vollero 4 minuti per raggiungere il centro città, dove stavano le grandi ville dei ricchi e i grattacieli dei supermiliardari: enormi costruzioni splendenti di luci calde o fredde, a seconda dei gusti del proprietario. Girando per la città si intravedevano antiquate carrozze d'epoca trainate da cavalli meccanici, splendidi costrutti messi assieme con la precisione di un orologiaio, tubi pneumatici di lucido ottone per i messaggi e la corrispondenza più urgente, grosse insegne colorate, e sfarzo, pompa e lusso dappertutto.


Sull'incarico c'era scritto semplicemente “riparazione di cella di fusione”, senza ulteriori dettagli. Il luogo era una grossa villa antica, tetto spiovente a falde ricurve, rifinita in rame ossidato e verdognolo, cosparsa di faretti rossi nascosti che le conferivano un aspetto più moderno, proiettando sulle pareti una luce soffusa. Darius suonò il campanello e si presentò. Subito l'imponente cancello all'entrata si spalancò e la figura di una donna sui 25 anni si stagliò sulla porta oltre il viale. Darius la raggiunse, e domandò dove fosse il problema, quando fosse comparso, ecc... Le solite domande di routine insomma.
La donna lo condusse in uno scantinato, dove era collocata la cella di fusione: un'imponente cella metallica delle dimensioni di un frigorifero aziendale. Darius ringraziò e si mise all'opera.
Da un primo esame sembrava che la cella fosse stata aperta in maniera non convenzionale e che fosse stato forzato qualcosa al suo interno. Darius però sul momento non capiva cosa, e soprattutto non teneva particolarmente a capire il perchè di quel tentativo. A quei tempi chiunque si sentiva in grado di riparare una cella di fusione, ed era proprio per riparare i danni ulteriori causati in questo modo che i meccanici della MCM venivano chiamati più spesso. Ad un tratto il giovane si accorse di una stranezza: l'intero scomparto era pulitissimo, lindo, ci si sarebbe potuti specchiare, mentre presumibilmente doveva essere impolverato, se non ricoperto da una spessa patina di sostanze chimiche adibite al raffreddamento. Controllò il numero di matricola dell'apparecchio e scoprì con stupore che non era affatto nuovo come sembrava, ma aveva almeno 20 anni. Passando ad un esame più attento aprì un comparto di servizio, per controllare che i circuiti principali fossero a posto, ma aprendo lo sportello venne investito da una zaffata di odore di marcio e un leggero rivolo marroncino uscì dall'anta aperta.
C'erano due falangi di un dito umano incastrate tra i denti di un ingranaggio, apparentemente strappate con una brutalià inimmaginabile.
Schifato Darius rimosse le falangi e chiamò subito la donna, (supponendo che fosse la padrona di casa), che accorse subito, e si scusò, spiegando che suo marito aveva in precedenza provato ad aggiustare il macchinario da solo, ma con pessimi risultati, riuscendo a ferirsi in modo grave. Poco soddisfatto dalla spiegazione, e ancora decisamente scosso, Darius fece ripartire il marchingegno, che ora funzionava a meraviglia. Salutò la donna ed uscì in strada il più in fretta possibile, contento di essersi lasciato alle spalle quel macabro episodio.
Inspirando a pieni polmoni l'inquinatissima aria di Atlantide si convinse di aver assistito ad un evento del tutto normale. Era contento; passare per il quartiere dei ricchi era sempre un piacere, ed era un po' come andare ad un museo di opere d'arte, o in un negozio costosissimo in cui si va solo per ammirare gli oggetti in vetrina, ma mai per comprare. Inoltre era l'unico posto nella città in cui i depuratori d'aria funzionassero in maniera impeccabile, e quindi ci si poteva permettere di prendere ampie boccate d'aria senza dover tossire l'attimo successivo. Trovò un'edicola, e decise di comprare il giornale, ma di colpo si ricordò delle strane parole che avevano accompagnato la sua promozione quella mattina. Sulla prima pagina del Rombo di Atlantide c'era un enorme ingranaggio tinto di rosso, appartenente ad un grosso macchinario che non conosceva.
Dal titolo che citava “TRAGICO INCIDENTE NEL SETTORE 5”, e dai frammenti organici che si intravedono nella foto, Darius dedusse che l'ingranaggio non era “dipinto” di rosso, ma imbrattato di sangue da cima a fondo. Trattenendo i conati di vomito al solo ricordo della sua precedente esperienza, iniziò a leggere l'articolo con foga, scoprendo che i resti mostrati in copertina appartenevano al suo vecchio capo reparto, e che la foto era stata scattata esattamente nel settore 5, area in cui lui, fino a poche ore prima, non avrebbe mai sognato di poter mettere piede.
Darius infilò il giornale nella tracolla e fece scorrere la lista degli impegni: ne era rimasto solo uno, ed era marchiato con l'indirizzo “SETTORE NUMERO 5”.

5 commenti:

  1. L'attesa è valsa a qualcosa :) ottimo

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  2. Molto bello, l'ambientazione steampunk è curata e dettagliata,
    non vedo l'ora di leggere il prossimo!

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  3. Hype per il continuo! Complimenti :D

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  4. Ho altri 2 capitoli già scritti, li sistemerò nei prossimi giorni e pubblicherò. Sono felice che riscuotano successo!

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