Impiego: sensore.
La Comune ha bisogno di me, io sono un suo occhio, un suo orecchio.
Viaggio tra le menti delle persone alla ricerca del dissenso.
La storia è un'istanza esemplare della natura umana, sfogliando le sue pagine assaporiamo l'aspro gusto dell'egoismo misto all'acre odore del sangue.
I primi teorici del pensiero comune furono ridicolizzati per anni dall'intero mondo politico e filosofico;
l'ipotesi di poter curare tutti i mali della società prima ancora che i loro sintomi si manifestino era evidentemente troppo avveniristica per il 2021.
Quasi dieci anni più tardi le carte in gioco cambiarono.
L'umanità messa in ginocchio dai conflitti batteriologici arrivò a mutare il suo genoma per sopravvivere.
Questo le donò la sensibilità telepatica, e con lei noi: i sensori.
Oggi il mio percorso attraversa tutta la decima partizione.
La distanza ravvicinata con i soggetti è necessaria per una buona perlustrazione mentale,
inoltre mi è sempre piaciuto lo stile sobrio delle abitazioni operaie.
Appena sceso dal trasporto magnetico vengo assalito da una vigorosa dissonanza olfattiva: il suk.
Le abitazioni della partizione dieci non sono provviste dell'alimentazione autonoma,
uomini e donne ogni due giorni si riversano in strada per comprare il loro cibo.
Mentre avanzo per la direttrice primaria del quartiere vengo urtato da un'anziana signora carica di borse.
Il profilo delle prime tre partizioni si distingue appena tra i vapori dei banchi di vendita e il basso sole mattutino proietta lunghe ombre sulle coperture trasparenti dei banchi di vendita; mi persuado a iniziare.
Chiudo gli occhi, libero la mente, la sento arrivare.
Come uno tsunami, l'onda di pensieri mi sommerge, osmoticamente tentando di riempire il mio cranio.
Dopo quindici anni di esperienza è istintivo ordinare la massa cognitiva in funzione dell' aggressività latente e della tendenza alla distruzione.
I soliti clichè di pensiero mi nauseano, gelosia e invidia,
a queste persone è concesso il lusso di preoccuparsi di tali frivolezze.
Le ore scorrono imperterrite, il sole è allo zenit, giungo ai bordi del suk.
Un urlo mi congela il sangue.
Mi volto di scatto nella sua direzione per carpirne l'origine ma la folla continua a muoversi senza aver reagito.
Il grido di prima non tarda a rifarsi vivo, questa volta comprendo una cosa:
E' nella mia testa.
Figo :D
RispondiEliminaMolto arzigogolato nel linguaggio ma ci sta per il genere ;)
RispondiEliminaInteressante, ma troppi giri di parole secondo me, rallenta la lettura ;)
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